Come migliorare la LBA
10 idee non richieste, senza pretese: solo spunti personali che mi va di condividere sul basket italiano.
Problema16 squadre in Serie A sono troppe: il livello si diluisce, il gap di budget tra la prima e l'ultima è enorme e arrivano i fallimenti (Trapani, Roma…).
SoluzioneCampionato a 12 squadre → 22 giornate invece di 30. Con 8 giornate in meno spariscono i turni infrasettimanali, la regular season finisce circa un mese e mezzo prima e la qualità media sale (meno partite = più qualità). E niente paura di “poco basket”: con le coppe europee e i playoff/playout per tutti la post-season è garantita — si tagliano le partite morte, non il basket vero. Calendari meno intasati significano anche meno infortuni e squadre più competitive in Europa (vedi Eurolega).
ProblemaTroppe retrocessioni e troppe partite “inutili” a fine classifica tolgono stabilità alle società e interesse al pubblico.
SoluzionePost-season su base 12 squadre: 8 ai playoff, 4 ai playout con 1 sola retrocessione. Retrocede l'8,3% (1 su 12) contro l'attuale 12,5% (2 su 16): le società possono programmare. E fino all'ultima giornata tutte hanno un obiettivo (piazzamento playoff o salvezza playout) → partite vere tutto l'anno.
ProblemaNei playoff si gioca ogni 2 giorni: le squadre a roster corto (la “Brescia di turno”) non reggono il ritmo e la qualità dello spettacolo crolla.
SoluzionePlayoff diluiti: mai ogni 2 giorni, ma 2 volte a settimana (ogni ~3 giorni). Avendo chiuso la stagione un mese e mezzo prima c'è tempo: la finale torna a 7 partite (magari anche le semifinali), più recupero e più spettacolo. Le finali distribuite su ~15 giorni invece di 8 danno anche all'underdog la chance di competere fino a gara 5/6/7. E finire prima evita di accavallare i nostri playoff con il clou di NBA ed Eurolega: i tifosi sono gli stessi, inutile saturare il calendario tutti insieme e ritrovarsi un maggio intasato.
ProblemaIl calendario di campionato troppo lungo toglie energie e risorse alle coppe europee, e chi le gioca rischia grosso: Sassari e Brindisi sono retrocesse dopo aver disputato la FIBA Europe Cup.
SoluzioneQuest'anno in Italia sono 10 le squadre impegnate nelle coppe europee; in una Serie A a 12 le farebbero praticamente tutte — ma il punto è farle più seriamente: con un campionato più corto ci sono più energie e risorse, palazzetti pieni anche in settimana, e chi gioca l'Eurolega ha più margine per far riposare i giocatori e arrivare meglio ai playoff.
ProblemaLe quote/obblighi sugli italiani costringono a schierare giocatori non all'altezza: il talento non viene premiato per merito.
SoluzioneIn Serie A numero di stranieri illimitato (conta solo il valore, si potrebbe anche schierare una squadra tutta straniera). La valorizzazione degli italiani si sposta in A2, che diventa la vera lega italiana — ma con capitali veri: concentrando la A a 12 squadre affluiscono più risorse e alcune piazze storiche in A2 la rendono competitiva.
ProblemaCome far crescere gli italiani senza imporre quote che abbassano la qualità del gioco.
SoluzioneNiente quote: in Serie A gli stranieri sono illimitati, ma oltre una soglia (es. 8 in rosa) scatta una luxury tax progressiva. Quei soldi non premiano chi schiera più italiani, ma chi costruisce il miglior settore giovanile — misurato con KPI concreti: allenatori certificati, strutture e impianti, numero di tesserati, giovani cresciuti fino alla Serie A, all'Europa o all'NBA, minuti dei prodotti del vivaio in prima squadra, convocazioni azzurre e risultati nelle finali giovanili. È un sistema che si autobilancia: se Milano o Bologna vogliono 15 stranieri, versano — poniamo — un milione l'anno che finanzia i club virtuosi. Così l'imprenditore è spinto a investire sul territorio (foresterie, palestre, strutture) invece di comprare campioni e sparire; e l'italiano forte gioca lo stesso, per merito e per equilibrio del sistema, non perché obbligato da regole rigide come il 6+6.
ProblemaLa pallacanestro è sempre più atletica: gli italiani faticano e i talenti migliori rischiano di partire subito per i college USA, dove il NIL garantisce compensi importanti.
SoluzioneEd è qui che la luxury tax del punto precedente fa la differenza: finanziando settori giovanili d'eccellenza creiamo un'alternativa concreta. Non potremo competere sui soldi con i college, ma possiamo offrire basket vero, europeo, da professionisti già a 18 anni — al punto che un ragazzo pronto a giocare da titolare in Serie A o A2 ci pensa due volte prima di andarsene, perché qui c'è già qualcosa di solido. E poiché il basket è sempre più uno sport atletico, quelle stesse strutture — con allenatori e impianti d'eccellenza — possono reclutare talenti da tutto il mondo, crescerli nelle nostre foresterie e farli diventare italiani a tutti gli effetti. E qui la Lega e la Federazione devono aiutare i club a tutelarsi con regolamenti di tesseramento ad hoc: un buyout adeguato, così se un talento parte per il NIL o per l'estero la società incassa comunque un indennizzo importante (100-200 mila euro), invece di perderlo a costo zero.
ProblemaLa compravendita dei titoli sportivi fa perdere tifosi: il basket italiano vive di meritocrazia, di piazze di provincia e della passione per le promozioni conquistate sul campo. Una squadra “nata dal nulla” comprando un titolo non farà mai innamorare nessuno.
SoluzioneStop alla compravendita dei titoli sportivi, almeno nelle prime 3 serie: in quelle categorie si sale e si scende solo sul campo. Si preservano l'identità delle piazze e il legame con il tifo.
ProblemaDurante la stagione tutto viene continuamente interrotto e stravolto: le finestre della Nazionale spezzano il campionato in settimana, e il mercato sempre aperto permette di rifare la squadra in corsa (un paio di stagioni fa Mannion ha lasciato Varese dopo appena 2 giornate) — persino appena prima dei playoff, che nel basket sono ciò che conta davvero.
SoluzioneNazionale solo d'estate, senza finestre durante la stagione. E mercato a due finestre chiuse come nel calcio: dopo la 1ª giornata si chiude, riapre solo a gennaio per un mese, poi è bloccato — niente acquisti last-minute per i playoff. Così il pubblico si affeziona alla squadra e non si ritrova un giocatore nuovo ogni domenica.
ProblemaL'arrivo della NBA Europe rischia di far scomparire il nostro campionato. Il pericolo è il “modello hockey”: società come Bolzano non giocano più per lo scudetto italiano ma in leghe sovranazionali, svuotando il torneo nazionale.
SoluzioneUn campionato snello e con poche partite, di qualità, è la nostra difesa: rende sostenibile e appetibile restare nei campionati europei-italiani invece di emigrare, salvando l'identità del movimento di fronte alla NBA Europe. Tutte le proposte precedenti vanno in questa direzione.